mercoledì 6 giugno 2018

La mia singolar tenzone



(…)Sciolgo il nodo di una fettuccia che ormai non serve più. Il tronco dell’ultima vite che avevi piantato ormai è sufficientemente forte per sostenersi da sola.
Sciolgo il nodo e scivolano i ricordi.
Primo giugno 2018.
Approfitto della giornata limpida per rimettere in sesto il nostro giardino.
Anche qui manchi e la natura non ha tempo da perdere: si appropria velocemente di ogni spazio, approfittando di ogni assenza.
E’ da un anno che ho intrapreso questa che considero una sfida: domare tutte le tue piante ammassate in pochi metri quadri. Dar loro un senso nuovo, un’armonia differente.
Avevi creato un giardino complicato, che necessitava di un interprete.
Col passare degli anni il semplice prato che aveva sostituito l’orto era andato arricchendosi di fiori nuovi. Un’invasione partita dal muro perimetrale che si era mangiata, centimetro per centimetro, stagione dopo stagione, la verde erba.
E poi i sassi, a far da contorno ad ogni gruppo in fiore.
Ricordo che un anno eri tornato a casa con il baule carico di tuberi di dalie. Li avevi piantati ovunque. Mai viste tante dalie in fiore. Una qualità diversa dall’altra. Una miriade di sfumature.
Mi avevi insegnato a cimarle per ottenere fiori con il gambo più lungo.
Crudele a dirsi, questa decapitazione.
Sulle prime, lo scorso anno, la mia reazione alla tua mancanza mi aveva portato ad immaginarmi a bordo di un caterpillar.
Missione: spianare tutto.
Annullare tutto.
Togliere colori e profumi e sotterrare con essi il dolore.
Mi è mancato il coraggio, oltre al caterpillar, e la mia battaglia si è si consumata, ma in modo più lento e meno distruttivo, almeno dal mio punto di vista.
Senza dubbio non dal tuo.
Ho tolto le reti che avevi collocato ovunque, per scoraggiare i miei gatti che hanno sempre trovato così confortevoli le tue aiuole fiorite.
Sono invecchiati anche loro ed in ogni caso, nonostante gli acciacchi dell’età, una rete di trenta centimetri non li fermerebbe neppure ora.
Oggi sono lì, sul balcone, ad osservarmi dall’alto, con il loro abituale ed elegante distacco mentre, armata di forbici, do inizio alla tenzone.
L’hanno scorso ho rapato a zero glicine e viti, mentre mi pareva di udire la tua voce che mi implorava di fermarmi.
Tu avevi decisamente un altro concetto di potatura e il risultato era che ad agosto il nostro giardino pareva un angolo tropicale. (…)


a.t.