Avevo due fans fedelissimi che hanno seguito i miei esordi sportivi con un trasporto che, ora, definirei decisamente eccessivo. Papà e nonna ( paterna) erano sempre aggiornati, facevano mille domande, partecipavano e commentavano, dispensavano consigli tecnici ( dettati dalla buona fede, visto che di sport non ne avevano mai fatto in vita loro). Per quando invadenti, adoravo questo loro approccio sanguigno ai miei interessi, visto che mamma si è sempre mostrata neutrale.
Gli allenamenti di pattinaggio si svolgevano in una "palestra" non proprio vicina a casa. Quando iniziai avevo poco più di otto anni. La mamma non ha mai avuto la patente e, dopo avermi mostrato la strada, mi lasciava andare da sola. Con il senno di poi e con quello che rischiai, solo qualche anno dopo, era una scelta molto azzardata o di comodo, non saprei.
Appena papà riusciva, passava a prendermi, soprattutto d'inverno.
Vederlo varcare la soglia per me era una gioia. Non sono mai stata una campionessa, ma pattinare mi piaceva e poter mostrare i miei (impercettibili) progressi era per me importante. E mi pareva di volare sopra il pavimento piastrellato, mentre incrociavo lo sguardo del mio papi in adorazione.
La nonna P. non era da meno. L'intero quartiere e ogni singola sua amica-coetanea era aggiornata quotidianamente. A volte mi sarei sotterrata, soprattutto quando mi chiedeva di mostrare alla sua cara amica V. l'ultimo salto imparato, che lei appellava storpiandone in dialetto il nome.
La mia prima "apparizione pubblica", naturalmente preceduta da una propaganda degna di una campagna elettorale americana da parte della nonna, fu in quel di Villasanta.
La pista non esiste più, ma ne conservo un dettaglio in un vecchio scatto che mi ritrae naturalmente scortata dalla nonna-manager. La si vede di profilo. Spiccano i suoi immancabili mega-orecchini. Aveva tolto il suo golfino, perché non mi raffreddassi e mi pare di sentire ancora la sua mano reggermi per un gomito, neanche fossi in bilico su un baratro. La nonna in prima fila e il papi a immortalare quell'attimo che è diventato per me eternità.
a.t.
