giovedì 4 luglio 2019

3 luglio 2019 - Voci




Trasferire file; ripulire il computer; riordinare le cartelle, le foto, gli appunti in word, è un po' come intraprendere un viaggio nel passato.
Apro un file archiviato senza nome ed una bomba ( resto in tema) mi esplode nel cuore. Una vecchia registrazione, di almeno venticinque fa.
C'è la voce ancora bianca di mio figlio che intervista, per la scuola, il nonno.
Il nonno è mio padre.

Le sue risposte sono molto pacate, quasi neutre; immagino per non turbare eccessivamente il nipote che ha la stessa età di quando lui conobbe "Madama La Guerra".  Dieci anni.
Mio padre parla di “quella guerra” che ogni tanto aveva raccontato anche a me  con molta più durezza.
La registrazione dura pochi minuti, sufficienti a farmi arrestare il cuore. 

Ne riporto il testo, perché ne resti traccia.
A. - Oggi intervisterò il nonno sulle vicende della II Guerra Mondiale.
All’inizio della guerra che cosa è successo e quale è stata la reazione della tua famiglia?

Nonno F.- Mi ricordo che proprio durante una delle prime notti dopo l’inizio della guerra, nel 1940, c’è stato un bombardamento a Monza nella zona di San Biagio e noi abbiamo provato uno spavento fortissimo.
Non sapevamo esattamente cosa stesse accadendo. Io avevo circa dieci anni e ho questo ricordo della casa che tremava. Ci siamo rifugiati in cantina. I bombardamenti sono durati qualche giorno. Poi Monza è tornata relativamente tranquilla.

A. - La scuola continuava regolarmente?
Nonno F. - La scuola non è mai stata interrotta, ma, dopo i bombardamenti dei primi giorni i miei genitori erano preoccupati per me e per mio fratello, che aveva solo due anni, e hanno deciso di portarci dai nostri parenti in Valsassina. Qui siamo rimasti circa due anni. In quella zona la guerra si è sentita in modo marginale. I nostri parenti avevano terre e una sessantina di mucche. Anche noi eravano coinvolti nella loro attività: aiutavamo nei campi; si tagliava il fieno; davamo una mano nella stalla;

A. - Avete avuto problemi a procurarvi il cibo durante la guerra?
Nonno F. - Non durante il periodo in cui siamo stati ospiti ( “sfollati” come si usava dire) Il cibo non mancava mai. Quando però siamo tornati a Monza, la situazione era drammatica. Mancava tutto; i generi di prima necessità erano tesserati. Giornalmente c’erano quantitativi stabiliti di pane/latte/farina/zucchero/ carne ( quando c’era)... che ogni famiglia poteva acquistare.

A. - Dove andavate a procurarvi il cibo?
Nonno F. - C’erano piccoli negozi di quartiere dove, presentando le tessere, si poteva acquistare cibo razionato. Chi aveva amici o conoscenti contadini poteva sperare in qualche prodotto in più. Poi c’era “borsa nera”...

A. - Quando siete tornati a Monza, di notte vi è mai capitato di svegliarvi a causa dei bombardamenti?
Nonno F. - Purtroppo si andava a letto vestiti. La mia mamma aveva il terrore dei bombardamenti e nonostante avessimo fatto rinforzare la cantina, non voleva saperne di rifugiarsi lì. Quando suonava l’allarme, scendevamo di corsa in cortile, prendevamo la bicicletta. Lei caricava la sua mamma e io mettevo sulla canna il mio fratellino. Mio padre e mio nonno, invece, restavano a casa. Arrivavamo quasi fino a Concorezzo, percorrendo circa un paio di chilometri: lì c’erano dei campi con degli avvallamenti che ci permettevano di stare nascosti. Dopo il cessato allarme facevamo ritorno a casa. Mi ricordo che c’è stato un periodo in cui gli allarmi erano cinque o sei ogni notte.

A. - Ti ricordi un episodio particolare della guerra?
Nonno F. - Ho questo ricordo particolare. La guerra stava per finire. Era Natale. Verso mezzogiorno suona l’allarme. In quel periodo arrivavano sempre due o tre aerei piccoli che sorvolavano la città, spesso scendendo in picchiata. Portavano un carico di due bombe alla volta. Dalla nostra casa si vedeva il centro ( non c’erano tutti i palazzi che vedi ora). Ricordo che uno di questi aerei, dopo una virata, ha sganciato una bomba che ha colpito in pieno una casa in riva al Lambro, in via Ghilini. Ci sono state due vittime. Una di queste era il postino che conoscevo, perché veniva a distribuire la posta nella nostra zona.

A. - Cosa ti ricordi dell’arrivo degli Americani?
Nonno F.- Ricordo giorni di grande confusione per le vie della città. Io ero piccolo e non mi era ben chiara la situazione. Ho assistito ad alcune fucilazioni in quei giorni. Il portinaio della GIL, per il suoi trascorsi politici, è stato giustiziato in via Messa davanti ad una folla di persone.
Ricordo poi il passaggio degli americani in via Lecco. Erano sui loro carri armati e sulle jeep. La gente li accoglieva esultando. I soldati ci lanciavano caramelle, “cicche americane”, sigarette. Sai...il sapore di quelle caramelle non l’ho più dimenticato: sapevano di acido fenico...
a.t.