La vita di mio padre è sempre stata caratterizzata dal rigore. Non so giudicare quanto il suo contesto familiare abbia influito, né quanto il periodo della guerra lo abbia plasmato.
Un dato era certo: il ferreo trinomio “casa-famiglia- lavoro”.
Mio padre era quello del “piano A”: tutto doveva essere programmato, ogni passo studiato preventivamente, ogni decisione ponderata.
Mia madre, da che ricordo, ha sempre avuto poco spazio per le repliche, vista l’impossibilita di pensare ad un “piano B”.
Se mai le necessità avessero portato ad intraprendere una via diversa da quella prevista, mio padre l’avrebbe comunque ribattezzata” piano A-bis”.
Si dice che le eccezioni confermino la regola: mai affermazione più azzeccata.
Quando dunque mio padre sceglieva la via delle eccezioni, ecco che l’intera nostra famiglia era travolta da un’ondata di energia irrefrenabile. Noi figli assistevamo allo stravolgimento della regola con emozione mista a meraviglia. Nostra madre solitamente veniva colta da immediato mutismo.
Premetto che mio padre ha sempre disertato i luoghi troppo affollati e rumorosi.
Il suo lavoro lo portava a un contatto quotidiano con la gente e il traffico delle città. Quando era di riposo, si trasformava in un monaco zen.
Quella volta in cui ( parlo di qualche annetto fa…)ci propose di “andare tutti insieme alla Fiera Campionaria di Milano”, la più faraonica delle manifestazioni meneghine che radunava il mondo in una distesa di padiglioni, restò per noi alla storia.
Io avevo tredici anni, ma mi ricordo alla perfezione il suo entusiasmo, la sua voglia di vedere tutto il possibile. Ci trascinava da uno stand all’altro, raccoglieva dépliant, adesivi, chiedeva informazioni, gioiva per il semplice fatto di trovarsi immerso in un flusso di mondo a lui sconosciuto.
Scoprì che in Francia producevano un formaggio che lui definì celestiale e che da allora non mancò più dalla nostra tavola.
Quando cerco fra i miei ricordi un’immagine di mio padre sereno, allegro, felice, ecco che riemerge quella giornata speciale.
Ma il vero scopo di questa folle avventura era di preparare la mamma ad un suo sogno: comprare una roulotte, per poter finalmente trascorrere le vacanze senza il vincolo degli alberghi.
Così, quale fosse il più esperto in materia o un agente di vendita, la fece entrare in non so quante roulotte esposte ed iniziò a decantarne i pregi, i comfort.
Chissà se mia madre mangiò la foglia quel giorno? Certamente le andò di traverso quando, solo un mese dopo, mio padre rese partecipe la famiglia della sua decisione di far omologare il gancio traino alla sua macchina.
a.t.
