mercoledì 29 luglio 2020

Gli anni che non hai compiuto



A luglio di anni ne avresti compiuti novanta.
Nella mia mente parte il filmino di quale sarebbe stata la tua reazione.
Già  al traguardo dei settanta avresti voluto presentarti con un po' di ritardo.
A quello degli ottanta avevi sbottato che "erano troppi e non te li meritavi" e che la vita aveva iniziato a scorrere troppo velocemente per i tuoi gusti.
 " Ho ancora un sacco di cose da sistemare e ora che mi tocca farle più lentamente, perché sono vecchio, le giornate  fuggono via come il vento".
In questo momento sono invece i miei di ricordi a sfumare. Gli unici che restano nitidi, quasi per beffa, sono quelli dei tuoi aneddoti, delle storielle che eri solito raccontare durante le "riunioni di famiglia". Per beffa...perché a volte il tuo  ripeterli mi faceva alzare gli occhi al cielo, ed ora invece mi mancano immensamente.
Tu, e la storia del bambino che trovava un topolino nella dispensa della cucina.
Storia che a me faceva inorridire: "Come un topo? ...ma papà!?!". "Certo, un topolino. E il bambino poi ogni giorno gli dava da mangiare, per non farlo morire".
E quella del bambino, sempre lo stesso, che  portava il pranzo al padre  che non poteva tornare a casa per via del suo lavoro e che percorreva da solo chilometri sotto la neve, la pioggia o il sole battente. Storie strappa-lacrime, commoventi, che tu raccontavi con un velo negli occhi, come se fosse stata tua quella vita, mentre io ti chiedevo qualcosa di più allegro.
Allora partivi con i ricordi del "tempo della guerra", delle fughe durante gli allarmi che scattavano di notte, del periodo degli sfollati, dei conigli che allevavi di nascosto nel retro del garage.
"Papà, ma poi li mangiavi?" ...e già conoscevo a memoria la tua risposta.
Epico il riassunto dell'uscita in barca con i tuoi fratelli, farcito ogni volta di nuovi dettagli  che lo trasformavano in un romanzo. A turno, era sempre un fratello diverso a finire in acqua!
Ho poi nel cuore la descrizione minuziosa delle tue notti insonni di adolescente, per via del nonno che dormiva nella stanza sotto la tua.  
Teneva un bastone vicino al letto, con il quale colpiva il soffitto per chiamarti quando aveva bisogno.
Io l'ho conosciuto   solo attraverso le tue parole e le rare fotografie, ma è come se avesse fatto sempre parte della mia vita concretamente.
Quel mitico uomo, alto come un granatiere, che girava per il cortile con gli zoccoli di legno... per i quali era stato necessario intagliare il tronco in un intero albero
Più volte sono stata nella stanza alta oltre tre metri  dove lui dormiva, cercando di ricostruire la scena  di come avesse potuto compiere l'ardua manovra di colpire ripetutamente il soffitto con il suo bastone.

Mille racconti stanno prendendo vita nella mia mente e sorrido ripensando a quello che per me era il più terribile di tutti: la morte della mucca di tuo zio G.
Ecco che ritorna la cruenta   scena del corpo di quel povero animale sparpagliato ovunque nella stalla.
Risento la tua voce, l'incalzare del tuo racconto a me perfettamente noto e che pure tutte le volte mi teneva in sospeso fino al tragico epilogo.
Un gruppo di fratelli un po' beoti, ognuno dei quali pensava di fare il proprio dovere dando ogni sera da mangiare alla povera mucca, l'uno all'insaputa dell'altro...fino al punto in cui...e lì il boato della tua voce a farmi fermare il cuore per qualche istante, prima di inorridire alla minuziosa  descrizione dei pezzi di mucca finiti ogni dove.
Che siano stati veri o no questi episodi, poco importava allora e ancor meno importa adesso.
Buon non-compleanno, papi.
a.t.