mercoledì 14 febbraio 2018
Il nome di mio padre
E’ il mio primo giorno di scuola. Grembiule bianco, fiocco rosso, treccine.
Dover restare chiusa in un'aula, educatamente seduta accanto a tanti altri bambini che non conosco, alcuni dei quali piangono lacrime a me ignote, mi fa superare in breve la soglia della sopportazione.
Abituata a correre, a muovermi, saltare, il primo impatto con la scuola non è stato dei migliori.
La maestra traccia strani ghirigori alla lavagna e ci chiede di copiarli sul quaderno. Ogni misterioso segno giace accanto ad un disegno stilizzato. Riconosco un fiore: “fiore” la prima parola che imparo a scrivere, direttamente in corsivo.
Poi il vuoto, i miei ricordi si spengono fino al momento in cui vengo chiamata alla cattedra per le domande di rito. Non capisco perché la maestra voglia sapere come mi chiamo e chi siano i miei genitori: nessuno glielo ha detto? Rispondo con la sfrontatezza che allora mi distingueva, ma quando pronuncio il nome di mio padre, la maestra mi guarda come fossi un’aliena.
- “ Il mio papà si chiama Pino e basta!”-
Impossibile, secondo la maestra.
- “Cara, ti stai confondendo. Il tuo papà si chiama Filippo!”.
La prima svolta della mia vita, la prima di tante altre. Scoprire il vero nome del proprio padre con tali modalità ha un che di pirandelliano.
Oggi sorrido ricordando le volte in cui ho rinfacciato questa mia personalissima tragedia a mio padre. Ogni volta lui rideva divertito, ben sapendo della mia rigidità mentale che esclude a priori ogni sfumatura. Già, perché per me lui, fino al citato scontro verbale con la maestra, era sempre stato Pino. Pino per mia madre, Pino per gli amici, per gli zii. E una ragione c’era e lui la raccontava ogni volta, con l’ironia che lo ha sempre contraddistinto. “Mai rivelare la propria identità, soprattutto alle donne!”. Detta così, sembrerebbe la massima di un grande donnaiolo e ogni volta la discussione fra me e lui si animava. Per me era inconcepibile questo cambio di identità.
Solo ora comprendo: mio padre ha amato fino alla fine mia madre di un amore puro, sublime, infinito. Per le altre prima di lei( alle quali “neppure un basin era possibile dare, allora”…ci teneva a ribadire, cambiando tono ed espressione sul viso) era solo “Pino”.
E da lì, l’equivoco, preso al volo dagli amici, dai conoscenti e in seguito dalla mamma, dagli zii.
Pino: il mio “primo” papà.
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La vita continua. Il tuo regalo, ogni anno, si rinnova. a.t.

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