giovedì 22 marzo 2018

Neve


(…) Se dico “neve” i miei pensieri si alternano fra due poli estremi.
Da una parte “la grande nevicata del 1985”, tragicamente legata alla scomparsa dei nonni. La morte, già così inconcepibile quando giunge inaspettata, diventa un peso apocalittico se la natura ti impone barriere invalicabili, sotto le sembianze di candide coltri, capaci di paralizzare il quotidiano.
Dall’altra la neve che scoprivamo da bambini, quando ci chiamavi le rare volte in cui capitava che tu fossi di riposo e che quel tuo giorno libero coincidesse con una magica nevicata notturna.
Alla finestra della tua camera passavamo un tempo che pareva dilatato in un’altra dimensione, gli occhi fissi ad osservare le chiome degli abeti che sopportavano l’immacolato peso.
Ci dicevi di osservare con quanta forza gli alberi fossero in grado di trattenere migliaia di fiocchi, per poi liberarli, in un gioco a cascata, al primo soffio di vento. E noi lì, a contare i secondi, a scommettere su quale sarebbe stato il primo ramo a cedere, a immaginarci sotto quella cascata, le braccia aperte, lo sguardo al cielo. (…)



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