Da sempre citavi i famosi ristorantini della zona e i loro piatti tipici.
Ci andavi prima di sposarti.
Non mi ricordo ci avessi mai portati. Nella nostra famiglia non era in uso pranzare al ristorante .
Era normale, però, sentirti decantare le prelibatezze di Montevecchia, che nel tuo narrare prendevano vita e quasi anche profumo.
Ti abbiamo fatto una sorpresa quel giorno. Se l’avessimo programmata, avresti addotto mille scuse. Invece sei stato letteralmente prelevato da casa, tu e la mamma, e condotto in “zona segreta”.
Ti sei divertito e hai gioito per quello strano rapimento che ti portava per colline a te note, lungo paesaggi antichi.
Una decina di minuti a piedi.
Il tuo respiro affannoso, celato dall’immancabile sorriso, quel giorno mi ha preoccupato.
Ti ho visto in tutta la tua fragilità.
Un accenno di quello che sarebbe accaduto di lì a pochi giorni.
Mi consola però il ricordo del tuo sguardo soddisfatto, perso ad ammirare i profili dei monti e la pianura sottostante; il tuo scherzare con i camerieri; le battute rivolte alla mamma; la sequela dei tuoi ricordi srotolata in un monologo che da sé bastava a riempire il palco.

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