Oggi è l'onomastico di mio padre, ma non gli farò gli auguri, non tanto per una ragione razionale ( che se ne fa oggi dei miei auguri), ma perché per lui compleanni, anniversari, feste erano tutte un gran calderone.
Se ti ricordavi di fargli gli auguri, posto il fatto che prima dovevi ricordare a lui il motivo della ricorrenza da festeggiare, dicevo...se ti ricordavi di fargli gli auguri: bene! Altrimenti il suo mondo non si sarebbe comunque spostato di un millimetro.
Ripesco questo scatto sgualcito: eccolo, mio padre, nella sua quotidiana lotta.
Altro che santo: si sarebbe meritato meritato ben altro scanno.
La foto è esplicativa: un domatore e una selvaggia da ammansire.
Ho due anni e memorie chiare di quel frangente, che poi si è ripetuto più e più volte.
Non amavo, come i gatti selvatici, esser "maneggiata".
Rare le volte in cui esterno uno sguardo neutrale quando un click mi immortala per sempre fra le braccia di qualcuno.
Il più delle volte erano pianti e strilli a bocca aperta ( e da qui l'appellativo con cui mio padre mi ha incoronata e che non mi ha mai abbandonato: Tata, come il personaggio di un Carosello...che piangeva in modo poco principesco!)
Il domatore riesce per qualche istante a trattenermi. Sorride a denti stretti ( e so che mi sta dicendo: sta ferma un attimo!) . La selvaggia stringe i pugni, come costretta a chissà quale crudele sacrificio.
Inutile dire quanto mi manchi ora quella presa.
a.t.

Nessun commento:
Posta un commento