mercoledì 21 febbraio 2018

Luglio in montagna



Luglio in montagna e settembre al mare.
Così trascorrevano le nostre vacanze di bambini, ma tu in montagna ci accompagnavi soltanto: dovevi tornare in città a lavorare.
Andavamo in un paesino, allora quasi sconosciuto, nel cuore delle Dolomiti di Brenta, in affitto, in un’enorme casa con giardino che ospitava noi e i cugini.
Ricordo ancora l’immensa cucina, gli stanzoni in cui tutto profumava di fieno, il grande corridoio, le finestre dalle ante cigolanti e le due rampe di scale che scendevo a cavalcioni dello scorri-mano, quando non vista dagli zii, pena sgridate da far rabbrividire.
I cugini erano con mamma e papà; noi senza di te e questo particolare a me risultava incomprensibile.
 Dovevo aspettare un mese per rivederti e il giorno del nostro ritorno in città aveva sempre un che di speciale.
In casa l’aria era carica di scintille: gli zii e la mamma alle prese con le valigie da ultimare, la casa da riassettare, i vicini e amici da salutare.
Tu sempre un po’ sopra le righe, preferivi prendere le distanze da tutto quell’affanno e ci portavi a dare un ultimo saluto alla pineta che si estendeva poco fuori il paese.
Mano nella mano, un ricordo indelebile e che da allora riaffiora ogni volta che avverto il profumo della resina. Tu che ci parli come il più esperto dei botanici, tu che riconosci il canto degli uccelli, tu che ci fai sedere al centro di una piccola radura e ci chiedi di osservare con attenzione la vita che scorre fra i fili d’erba. 


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