Scendo nella cantina della mamma per appoggiare alcune bottiglie sullo scaffale.
C'è una pila di vecchi libri da spostare: non dovrebbero essere lì.
Li scorro velocemente; non mi ricordo di averli mai visti in casa dei miei.
Poi un titolo mi fa sobbalzare: " Il facchino delle anime".
Quante volte ho sentito quella frase. Mio padre lo ha sempre chiamato così.
Un passo indietro.
Solo un anno fa lottava fra la vita e la morte. Solo un anno fa, cercando la tessera sanitaria nel suo portafoglio avevo trovato l'immagine di quel don Luigi Talamoni la cui storia era per certi versi legata a quella di mio padre.
Solo un anno fa misi quella stessa immagine nella tasca dell'ultima giacca che indossava, prima della cremazione. Cenere tornerai: tutto ridotto in un'unica cenere.
Nel lontano 1966, il 20 maggio per la precisione, la salma del Padre fondatore delle Suore Misericordine di Monza, proprio quel Luigi Talamoni, durante una delle fasi del lungo processo di beatificazione, era stata riesumata dal vecchio cimitero.
Mio padre fu uno dei testimoni laici di quel momento.
Il fatto, raccontato così, potrebbe prendere una sfumatura macabra, ma mio padre riusciva ogni volta, attraverso la sua voce rotta dall'emozione, a trasformare quel semplice gesto dell'accogliere fra le mani un teschio, in qualcosa di speciale.
Qualcosa di profondo deve essere veramente accaduto nella sua anima e nei suoi pensieri in quel lontano giorno.

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