(…) E poi, finalmente, ecco settembre e le nostre vacanze al mare.
Si partiva rigorosamente alle 02:00, perché, dopo un anno passato a guidare per le strade trafficate, tu volevi che il nostro viaggio fosse tranquillo.
Mamma e M. sul sedile dietro: per loro si apriva quasi istantaneamente il sipario del mondo dei sogni.
Per me era invece impossibile chiudere occhio: per un giorno potevo finalmente essere il tuo co-pilota, e ti tenevo sveglio con le mie domande improbabili, godendomi fino in fondo quel privilegio speciale.
Due anni in Puglia.
Un viaggio senza fine che ci portava in un paesino allora sconosciuto, in cui i bambini giocavano liberi per le strade, scalzi, con una fetta di pane fra le mani.
Un mare di cristallo, nel quale mi tuffavo dalla cima delle tue spalle. Ancora non sapevo ancora nuotare, ma all’acqua sono sempre appartenuta.
E poi l’Isola che tu hai sempre adorato, quella della tua luna di miele.
Ricordo ancora in nostro primo viaggio in nave. Appena a bordo tu che ci porti in ricognizione: un piano di emergenza perfetto che ogni anno poi rimettevi in scena. “Dove sono le scialuppe? I salvagenti? Le vie di fuga?...”
Io ti seguivo passo, passo divertita, mentre mamma, gli occhi rivolti al cielo, inorridiva ogni volta: aveva il terrore dell’acqua e passava le sue due ore fra le onde, in apnea. (…)

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