giovedì 22 marzo 2018

Un padre in viaggio


(…) Con la Lambretta hai percorso per anni chilometri e chilometri. Il tuo primo impiego ti portava dai clienti disseminati in ogni angolo della Brianza. La valigetta con i tuoi appunti agganciata al sedile posteriore e un foglio di giornale fra la “maglia della salute” e la camicia. Questo particolare mi sempre fatto sorridere, immaginando lo scricchiolio della carta ad ogni tuo movimento. Tu mi rispondevi, sempre serissimo, che era un rimedio infallibile contro il freddo.
E poi la tua prima auto, un modello in miniatura di cui sei sempre andato orgoglioso. Guardo ora la foto che ti ritrae nella nostra via, quando ancora nessun palazzo si sovrapponeva ad oscurare l’orizzonte. Tu, accanto al gioiellino che probabilmente ti conteneva a malapena. Come potevi starci comodamente, con tutti quei centimetri d’altezza che ti hanno sempre contraddistinto?
Il cambio di lavoro di qualche anno più tardi ha consolidato la tua passione per le auto, una passione che si traduceva in una maniacale cura del mezzo di trasporto che tu definivi “ tuo socio”. Mi correggo, “tua socia”, perché ad ogni auto attribuivi il nomignolo di “Mariuccia” e, quando tornavi a casa la sera, ti ho spesso visto sfiorare con una carezza il volante e sussurrare “ brava, anche oggi hai fatto il tuo dovere”. Sempre pulita, perfetta, perché, mi spiegavi, il rispetto dei clienti si misurava anche nell’ordine e nella cura con cui venivano accolti. Controllato e monitorato quotidianamante il motore, di cui conoscevi ogni particolare e di cui eri in grado di percepire il minimo problema. La sera, un altro rito: l’apertura del cofano. Io assistevo in religioso silenzio e ti osservavo mentre controllavi i livelli, ti ascoltavo mentre mi spiegavi i misteriosi arcani della cinghia di trasmissione…
Un padre in viaggio sei stato: la bicicletta il tuo ultimo mezzo, piena di lacci e laccetti, perché la mania di trasportare non ti ha mai abbandonato…(…)


Nessun commento:

Posta un commento