Rallento il passo fra via Italia e L.go Mazzini.
Tutto è cambiato da allora, ma la mente ha poteri speciali, trasforma in tessere di mosaico i frammenti del nostro Tempo, li estrapola dallo scorrere perpetuo, li esonera dal loro esser già trascorsi. Sono sensazioni che durano attimi, attimi profondi.
Mi trovo negli stessi luoghi che ti hanno visto, giorno dopo giorno, per anni. Metri quadri di suolo, di muri, che hanno abbracciato la tua vita, il tuo lavoro.
Oggi il vento muove l’aria di questo luglio infuocato: vorrei fosse un segno, una traccia, un segnale, una presenza.
La mamma ogni tanto ci portava a salutarti proprio qui, in queste vie, ed era come scoprire una papà nuovo, diverso, da condividere con il resto del mondo.
Ti correvo incontro, sapendo già che con la mano avresti fatto il gesto di rallentare il passo e che, appena giunta da te, mi avresti raddrizzato il collo del cappotto.
Avresti voluto vedermi sempre in ordine, forse anche più femminile nell’incedere . Sfide, queste, che quotidianamente ti ho lanciato, fino all’ultimo dei tuoi giorni e che tu raccoglievi di petto, non smettendo mai di sfiorarmi la schiena con due dita, perchè assumessi un portamento meno goffo e di sistemarmi le etichette penzolanti o i capelli davanti agli occhi.
Sai, ho sempre temuto di abbandonare i miei panni di ribelle. Potevo prevedere ogni tua risposta alle mie richieste, ogni tua reazione, cambio d’umore, mimica facciale. Avrei potuto essere la figlia perfetta, ma sarebbe stato un gettare la spugna, interrompere una partita troppo intensa, speciale, a tratti anche divertente. (…)

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