giovedì 22 marzo 2018

Ogni stagione ha impresso il tuo ricordo


(…) Ogni stagione ha impresso il tuo ricordo, ogni mese, ogni giorno della settimana.
Appeso in cucina rivedo il calendario dove la mamma segnava i tuoi turni: la tua vita scandita e programmata con strane sigle. LM-O-N.
Se nomino l’autunno ti rivedo in ginocchio a dissotterrare i bulbi dei tuoi fiori.
Un rito che si è sempre ripetuto ogni anno, tranne quest’ultimo. I bulbi sono rimasti sotto terra. Ti eri dimenticato e mi avevi detto: chissà se spunteranno questa primavera?
Adoravi i fiori, gli arbusti, le piante: i calicanti erano i primi che nominavi all’inizio della primavera, per il loro intenso profumo. Quel nome per me così difficile da pronunciare: ogni anno la tua domanda arrivava puntuale“ qual è il primo profumo che ci regala la primavera?”.
E poi i tulipani, i mughetti e le dalie.
Un giorno tornasti a casa con alcune piante di rose: le piantasti dedicandole a noi bambini.
Eravamo in tanti in quel cortile: ognuno di noi ebbe la sua rosa e la cosa sorprendente è che quella dedicata alla cuginetta che ci lasciò troppo presto ancora resiste, all’ombra del gelsomino.
Nel ripostiglio del nostro giardino i tuoi attrezzi sono ancora lì, immobili.
Non ho avuto il coraggio di spostarli.
Ho fatto piazza pulita di molte altre cose, vecchie e nuove.
Ma le tue vanghe millenarie dai manici tarlati, le tue zappe sderenate e tenute insieme dal fil di ferro, le forbici arrugginite, come pure l’immenso mondo che ha popolato il banco di lavoro che fu prima del nonno e che poi tu hai arricchito di strani oggetti , tutto è lì, congelato, fermo.
Nomino l’inverno e ricordo il tuo vestirti a strati, buffissimo. Michelin: così ti chiamavo, senza comprendere la durezza del lavoro che pure tu hai così amato.
L’inverno e la nebbia che da bambina non sopportavo: un muro che mi impediva di vedere il tuo ritorno. L’inverno e la neve e il tuo sciare stile Zeno Colò.
Eri un autodidatta e con i tuoi sci di legno e il cappello con il pon-pon era così bello vederti sfidare piste impossibili ai miei occhi di bambina. Pian dei Resinelli: tu il mio primo maestro e anche il mio privato skilift. Su e giù per quelle brevi piste e un pezzo di cioccolato a merenda: uno strappo alle rigide regole alimentari della mamma.
(…)


Nessun commento:

Posta un commento