(…) Ogni stagione ha impresso il tuo ricordo, ogni mese, ogni giorno della settimana.
Appeso in cucina rivedo il calendario dove la mamma segnava i tuoi turni: la tua vita scandita e programmata con strane sigle. LM-O-N.
Se nomino l’autunno ti rivedo in ginocchio a dissotterrare i bulbi dei tuoi fiori.
Un rito che si è sempre ripetuto ogni anno, tranne quest’ultimo. I bulbi sono rimasti sotto terra. Ti eri dimenticato e mi avevi detto: chissà se spunteranno questa primavera?
Adoravi i fiori, gli arbusti, le piante: i calicanti erano i primi che nominavi all’inizio della primavera, per il loro intenso profumo. Quel nome per me così difficile da pronunciare: ogni anno la tua domanda arrivava puntuale“ qual è il primo profumo che ci regala la primavera?”.
E poi i tulipani, i mughetti e le dalie.
Un giorno tornasti a casa con alcune piante di rose: le piantasti dedicandole a noi bambini.
Eravamo in tanti in quel cortile: ognuno di noi ebbe la sua rosa e la cosa sorprendente è che quella dedicata alla cuginetta che ci lasciò troppo presto ancora resiste, all’ombra del gelsomino.
Nel ripostiglio del nostro giardino i tuoi attrezzi sono ancora lì, immobili.
Non ho avuto il coraggio di spostarli.
Ho fatto piazza pulita di molte altre cose, vecchie e nuove.
Ma le tue vanghe millenarie dai manici tarlati, le tue zappe sderenate e tenute insieme dal fil di ferro, le forbici arrugginite, come pure l’immenso mondo che ha popolato il banco di lavoro che fu prima del nonno e che poi tu hai arricchito di strani oggetti , tutto è lì, congelato, fermo.
Nomino l’inverno e ricordo il tuo vestirti a strati, buffissimo. Michelin: così ti chiamavo, senza comprendere la durezza del lavoro che pure tu hai così amato.
L’inverno e la nebbia che da bambina non sopportavo: un muro che mi impediva di vedere il tuo ritorno. L’inverno e la neve e il tuo sciare stile Zeno Colò.
Eri un autodidatta e con i tuoi sci di legno e il cappello con il pon-pon era così bello vederti sfidare piste impossibili ai miei occhi di bambina. Pian dei Resinelli: tu il mio primo maestro e anche il mio privato skilift. Su e giù per quelle brevi piste e un pezzo di cioccolato a merenda: uno strappo alle rigide regole alimentari della mamma.
(…)

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