Frammenti che irrompono all’improvviso.
Così sono i ricordi: fragili e dai contorni imperfetti, come luci che si diramano nel buio della notte, incapaci di illuminare il tutto.
Scrivo, per curare la ferita.
Scrivo per dare ordine alle emozioni.
Scrivo per paura di dimenticare.
Mi ritrovo come appena sveglia da un sogno, nell’attimo stesso in cui si percepisce il suo svanire.
(…)amavi il mare e ti lasciavi cullare dalle sue onde, le braccia aperte, lo sguardo al cielo.
I tuoi trionfali ingressi in acqua si ripetevano come clichè.
Dieci minuti sotto l’ombrellone; il lento avvicinarti alla riva; una carezza alla prima onda che ti lambiva ed un sorriso seguito da un fragoroso tuffo.
Qualche bracciata a stile, trattenendo il respiro e poi la mezza rotazione che ti portava sul dorso.
Non ho mai capito quale legge fisica ti permettesse di restare a galla. Il tuo nuoto era l’antitesi del gesto atletico, eppure ti portava in pochi secondi ad una distanza ragguardevole dalla riva.
Ti rivedo nell’istante in cui la schiuma bianca che ti avvolgeva in toto tornava a confondersi con il blu del mare: le braccia aperte e lo sguardo al cielo (...)
a.t.


